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Una Start-up tutta italiana per l'agricoltura.

La coltivazione si guida dall'alto. AeroDron, fondata a Parma nel 2012, è una delle prime startup italiane ad aver fatto utilizzo droni per servizi di rilievo aereo a bassa quota. Il cuore dell'offerta si è evoluto, negli anni, dai servizi di monitoraggio del territorio alla realizzazione di applicazioni professionali su misura per enti e aziende. I terreni di sviluppo? Dalla protezione ambientale all'agricoltura di precisione, la strategia agronomica che perfeziona gli interventi in base a esigenze colturali e proprietà biochimiche del suolo. Come ci spiega Marco Donadoni, amministratore delegato di AeroDron, la strategia è quella di «ribaltare» il metodo tradizionale: si cerca il problema, si sviluppa una soluzione ad hoc. Una prassi che ha permesso alla società di siglare partnernship con enti, poderi e centri di ricerca in vista della «realizzazione di iniziative sperimentali finalizzare a ottimizzare il consumo di acqua, pesticidi efertilizzanti nella coltivazione del pomodoro e del mais,massimizzando l'efficienza delle sementi e la qualità del raccolto».

Piante esotiche,nel sud Italia si sfrutta in modo virtuoso i danni provocati dal clima.

Dai terreni di Milazzo e ragusani, dai piccoli appezzamenti creati un po' per gioco un po' per avventura, i frutteti di essenze tropicali si stanno estendendo in tutta la Sicilia radicandosi nei paesi etnei e perfino nell'agrigentino. Produzioni di frutta eccellente che nulla hanno da invidiare all'originale del sud est asiatico o del centro e sud America e che costano anche il 75% in meno di quella che si trova nei mercati della grande distribuzione. Avocado, manghi, annona, feijoa, dai sapori esotici si trovano nelle bancarelle improvvisate lungo i tornati che salgono sull'Etna con prezzi che vanno dai 2 ai 3 euro al kg.
Un costo che e' il 50 % rispetto a quello che si può trovare su internet comprando all'ingrosso gli stessi frutti. Andrea Passaniti, 29 anni, aveva un agrumeto a Giarre (Ct) gestito con la famiglia. Dieci anni fa ha deciso di voltare pagina considerato l'andamento del mercato dei limoni e ha impianto un frutteto di avocadi che ha cominciato la produzione tre anni dopo. Oggi raccoglie diverse tonnellate del frutto originario del centro America che vende solo in nord Europa. Su tutta la zona etnea stanno nascendo piccoli appezzamenti coltivati litchi , mango, avocado, che sfuggono, dice Cinzia Zerbini della Coldiretti, per ora a statistiche ufficiali anche se alcuni produttori sono nostri associati. I frutti di queste piccole produzioni sparse in Sicilia si ritrovano in mercati locali, in bancarelle spesso improvvisate dagli stessi coltivatori, e i prezzi sono decisamente bassi: un kg di avocado o di annona viene venduto a due euro. I frutti, inoltre, sono freschissimi e a chilometro zero. Giuseppe Baio, 55 anni, agricoltore, coltiva nell'agrigentino alberi di Annona cherimola, che fa frutti un po' più grossi di una mela con una polpa bianca dolce e profumata, originaria degli altipiani andini e poi diffusa anche in Florida, Africa e Asia.
''Ho circa 140 piante - spiega - che producono 50 kg di frutti ciascuna. Ho impiantato questa specie nove anni fa e dopo tre anni è cominciata la produzione. Vendo solo nella mia zona perche' l'annona è un frutto facilmente deperibile. Il prezzo va da 4 a sei euro al kg. Certamente non ho fatto una scelta di tipo economico ma mi e' piaciuto far conoscere questo frutto dalle proprietà uniche''. La Sicilia lentamente si va ''tropicizzando'' nel settore agricolo visto che le classiche produzioni, lamentano gli agricoltori, spesso non convengono economicamente. E i produttori cercano nuove sponde come hanno fatto da tempo la famiglia Torre di Milazzo (Me) che produce mango, carambola e altri frutti finora considerati esotici o l'imprenditrice palermitana Letizia Marcenò che produce oltre 100 caschi di banane che le chiamano Muse (come da nome botanico)che hanno un gusto zuccherino  l'anno. Se la Sicilia esotica vi incuriosisce, dovete far e una gita ad autunno quando l’ultimo sole forte porterà a maturazione

Chi di noi pensava che il bambù potesse servire solo per costruire mobili deve fondamentalmente ricredersi: la principale caratteristica del bambù sta nei suoi germogli!

In questi ultimi due anni, il Bambù  è emerso come “super-alimento”, attraverso un moltiplicarsi di articoli scientifici. Normalmente vengono definiti “super-alimenti” tutti quei cibi che, per caratteristiche nutrizionali, offrono una completezza di apporto in micro e macro nutrienti, tale per cui molte delle esigenze dell’organismo vengono soddisfatte anche solo con l’esclusiva assunzione di quei dati alimenti.Sono tanti i super alimenti, la canapa, la quinoa ecc.....Di recente  inaspettatamente, è stato evidenziato dalla  cronaca scientifica in questi ultimi due anni, diverse pubblicazioni che ne hanno sancito l’assoluta importanza: mi riferisco al bambù. Scientificamente parlando, ci sono numerose specie di bambù, che sono impiegate nella coltivazione dei germogli. Il bambù appartiene alla famiglia delle Poaceae, che sono delle Graminacee (esattamente come il frumento, ma senza glutine e con caratteristiche nutrizionali completamente differenti). Infatti 100 grammi di germogli di bambù apportano dalle 15 alle 28 calorie (dipende dal tipo di bambù e da come poi viene preparato in cucina), ma offre poi una gamma importantissima di micro e macro nutrienti. Uno degli studi più completi sulle proprietà nutrizionali di questo alimento è stato pubblicato su “Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety” con il titolo “Nutritional Properties of Bamboo Shoots: Potential and Prospects for Utilization as a Health Food”. Da questo articolo, e da molti altri ad esso correlati, emerge come il germoglio di bambù sia ricco di proteine, minerali, fibre, tiamina, niacina, vitamine A, B6, E, potassio, calcio, manganese, zinco, rame, ferro e cromo e abbia anche un buon contenuto di carboidrati, ma non di zuccheri semplici. Questa caratteristica, oltre al fatto che i germogli sono poverissimi di grassi, rende questo alimento ideale per diabetici e persone affette da malattie cardio vascolari. Da non sottovalutare lo spettro molto ampio di aminoacidi: questo rende i germogli di bambù molto adatti per alimentazioni vegane, ma anche per tutte le persone che hanno la necessità di un apporto considerevole in aminoacidi (sportivi, adolescenti, anziani).Indagando ancora sulle proprietà, si scopre che i germogli di bambù hanno un interessante contenuto in fitosteroli e fibre, che permette una forte azione sia contro il colesterolo sia di modulazione della flora intestinale batterica. Ma non è tutto: il germoglio di bambù ha anche un ottimo contenuto di fenoli, che sono micronutrienti con una spiccata azione antiossidante e anti-infiammatoria. Tutte queste caratteristiche sono racchiuse in un solo alimento: ecco perché vale la pena considerarlo “super”. Chi mi legge con regolarità sa che non amo parlare spesso delle proprietà degli alimenti nello specifico, perché mi interessa sempre insistere di più su una posizione corretta di fronte all’alimentazione piuttosto che una conoscenza specifica su un qualche alimento. Anche questa volta comunque, sebbene abbia voluto parlarvi di un alimento specifico, la morale che ne deriva è sempre la stessa: quella di capire che in natura, l’uomo ha tutto quello di cui ha bisogno

Quando i sani ideali (qualità-prodotti sani)vengono corotti dalla finanza ,dal denaro.

·         Oggi voglio parlare di una storia che non sembra molto legata all'agricoltura , ma invece...i :i gelati Gromm.Gelati artigianali fatti con i prodotti della terra, non con le polverine chimiche,nati con il fine di valorizzare i prodotti locali ,invece....Con la speranze che gli agricoltori che leggeranno questo articolo, non si facciano mai corrompere da soldi e finanza, vi racconto una storia.  Guido Martinetti giovane enologo sentendo ad una conferenza parlare Carlin Petrini dei gelati di una volta che non si fanno gli venne un idea . Subito ne parlò ad un amico conosciuto al liceo, e poi incontrato di nuovo al servizio militare: Federico Grom. Con più di un pizzico di sana follia, decisero di “sfidare” indirettamente Petrini, aprendo una gelateria con laboratorio in Piazza Paleocapa, vicino alla stazione Porta Nuova, a Torino. Quella società e quel negozio, aperti con 65000 euro totali, divennero subito un punto di riferimento per i torinesi: quel gelato era sì un po’  più caro rispetto alla media, ma era buonissimo. Per la prima volta i consumatori sentirono parlare di differenze di gusto tra i pistacchi, di crema fatta con tuorlo d’uovo e di acqua proveniente da fonti vergini di montagna; mentre l’azienda cresceva sempre più, i fondatori decisero di creare un’azienda agricola in cui produrre tutta la propri frutta biologica, chiamata “Mura Mura”. Arriviamo ai giorni nostri e notiamo subito che l’azienda é diventata una multinazionale del gelato buono, con sedi in trentaquattro città italiane e, soprattutto, una decina all’estero, dislocate tra Estremo Oriente, Emirati e Stati Uniti. Il 2 ottobre 2015, tuttavia, arriva come un fulmine a ciel sereno (anche molti dei 600 dipendenti non sapevano nulla) la cessione del gruppo alla “super-multinazionale” anglo-olandese Unilever, che controlla, tra gli altri, Algida, Bertolli, Kraft, Calvé, Coccolino, Svelto, Dove, Sunsilk, Mentadent e Knorr, solo per citare i più celebri. Non era tutto “rose e fiori” come tutti credevamo. Spulciando tra i conti della Grom ci accorgiamo che l’azienda aveva bisogno di un profondo risanamento e che, senza alcun annuncio ufficiale, la sua espansione era stata già accompagnata dalla vendita del 15% totale, ripartito tra Illy e due fondi d’investimento, uno arabo e uno giapponese. Non sappiamo se anche queste quote sono interessate dall’operazione, così come non sappiamo come si comporterà Slow Food (alcuni gusti usano prodotti provenienti dai Presìdi) nei confronti dell’azienda e quale sarà il destino di Mura Mura. Sempre parlando di “segreti”, ci sentiamo di affermare che Grom non produce più gelati artigianali. Da alcuni anni, infatti, l’azienda lavora tutte le materie prime a Leinì e le smista in tutto il mondo. Insomma, una realtà artigianale di qualità é diventata una realtà industriale che, con l’appoggio di una multinazionale, utilizza i gelati per generare profitto attraverso operazioni finanziarie, tra cui l’acquisizione di quote societarie dei fornitori, strumento già usato dall’azienda per diversificare e tornare in attivo. Mentre parliamo di tutto ciò, Martinetti (ormai più uomo-simbolo dell’ideologia renziana che gelatiere) e Grom (da sempre più ragioniere che altro) intascano sessanta milioni e entrano da dirigenti molto ben pagati nel mondo della finanza mondiale, visto che Unilever é quotata anche a Wall-Street. L’azienda é diventata parte di una multinazionale che, pare, la sta spingendo ad entrare nel mondo dei confezionati come sorella “di qualità” della “nazionalpopolare” Algida.Peccato, veramente  un gran peccato, era nato tutto per contrastare le multinazionali, invece……..i soldi tirano di più.

Coltivare bambù, oltre che redditizio, è una forma di lotta sociale che si oppone all’uso indiscriminato delle risorse naturali .

Il bambù è una risorsa naturale importante con interessanti prospettive future ma ancora sottostimate nel nostro paese.
Attualmente, in tutto il mondo vengono utilizzate circa 20 milioni di tonnellate annue. Più della metà è concentrato nelle aree più povere del pianeta.Il fatturato totale dal commercio del bambù e dai suoi derivati  e’ stato stimato intorno ai 5 miliardi di dollari ed è in continua crescita. Come  
avviare una coltivazione di bambù ?Grazie agli incentivi infatti, è possibile cambiare vita e aprire un’attività agricola in proprio. Tuttavia, nonostante l’apparente bellezza, non è possibile improvvisarsi imprenditori agricoli perché servono anni di esperienza e un notevole impegno. I tempi in cui bastava saper coltivare sono purtroppo lontani, un bravo imprenditore oggi deve avere tutta una serie di qualità e competenze che vanno al di là della sola coltivazione.Un’azienda agricola, o un coltivatore diretto, per sopravvivere sul mercato, deve produrre prodotti di qualità ma soprattutto deve essere in grado di presentare il prodotto al cliente finale. Detto ciò, ritorniamo al tema centrale dell’articolo, e cioè come avviare una coltivazione di bambù in Italia.Il bambù è una pianta miracolosa. La fibra ricavata dalla canna di bambù può essere coltivata senza l’ausilio di pesticidi e lavorata solamente con sostanze ecologiche. Il tessuto ha proprietà antibatteriche, è libera da inquinanti ed è biodegradabile al 100%.Al suo interno, troviamo inoltre la pectina del miele, sostanza resistente ai raggi UV particolarmente adatta all’abbigliamento sportivo.  I tessuti in fibra inoltre sono molto resistenti ai lavaggi e alla normale usura.Senza addentrarci eccessivamente nella tassonomia, il bambù è formato da diversi generi di piante perenni sempre verdi che crescono spontanee in un vasto areale in tutto il mondo. In Europa non esistono specie spontanee ma è comunque possibile coltivarle. Le coltivazioni più estese sono situate principalmente nella fascia tropicale e subtropicale in Asia, America Latina ed Africa. Altrettanto numerose sono le specie  adattate al clima temperato come il Laos, Cina, il Giappone, la catena Himalayana, l’Europa e l’America settentrionale.A seconda della specie, le piante sono alte pochi centimetri fino a diversi metri di altezza. Sono diverse le specie coltivabili, e la scelta sarà influenzata dall’uso che vogliamo farne.L’introduzione del bambù in Italia è attribuita al botanico Orazio Fenzi nel 1884. Fino a pochi anni fa, in Italia il bambù era utilizzato solamente come pianta ornamentale, ma questa funzione è altamente riduttiva perché il potenziale del bambù è quasi infinito.Se hai visitato l’Asia, ti sarai forse accorto che le impalcature per l’edilizia sono fatte in bambù piuttosto che ferro. Infatti, il bambù è considerato l’acciaio vegetale per molti popoli asiatici e viene utilizzato per la costruzione di case e addirittura palazzi.La sua fama è data dalla sua straordinaria resistenza agli sforzi meccanici, dalla sua elasticità e dal peso leggero. Esemplare è il caso di un’intera industria costruita con il bambù. Il bambù è una pianta con il fusto cavo circolare che resiste agli sforzi e per questo è stata usata sin dall’antichità per molti scopi.La tradizione che è ben radicata in Asia, sta giustamente prendendo sempre più spazio anche qui in Europa perché l’utilizzo del bambù è una pratica sostenibile di utilizzo delle risorse naturali. Un altro motivo per coltivare bambù nel proprio terreno è la forte capacità del bambuseto di contrastare l’erosione del terreno e il dilavamento, ideale per contrastare inondazioni e consolidare le scarpate. Abbiamo visto che in molte parti del mondo, il bambù è utilizzato nelle costruzioni e non solo. Sono diverse le destinazioni d’uso del bambù, tra i più importanti riporto l’utilizzo nella costruzione di mobili, infissi e pavimenti. Altri utilizzi commerciali vede il bambù impiegato nella produzione di oggettistica e della carta.Altro utilizzo storico e molto importante del bambù è quello nel settore tessile. Parallelamente all’utilizzo della canna di bambù matura, interessante è l’utilizzo del germoglio fresco come alimento fresco. Largamente utilizzato nella cucina asiatica, i germogli di bambù sono un alimento sano perché ha un basso apporto calorico, quindi particolarmente indicato per persone con problemi di salute, e ha una serie di vitamine e sali minerali importanti per la salute .Tra i più importanti, ricordiamo le vitamine del gruppo B, il manganese, rame, potassio, ferro e calcio. Il mercato alimentare ed edilizio del bambù vedrà necessariamente un aumento esponenziale nei prossimi anni per due ragioni: la prima, quella legata all’alimentare, per l’aumento di persone vegetariane e vegane alla ricerca di alternative valide alla carne, inoltre per la presenza importante di popolazioni asiatiche nel nostro paese.La seconda ragione, quella legata all’edilizia, per la crescente consapevolezza del consumatore nell’utilizzo di colture sostenibili rispetto alle foreste primarie finora utilizzate.Questi fattori, associati anche alla competitività economica, farà del bambù una delle piante più utilizzate nel prossimo futuro.Possiamo dividere il bambù in due grandi gruppi che hanno caratteristiche ecologiche di crescita differenti, derivanti dalla modalità di crescita dei suoi rizomi (modificazione del fusto con funzioni di riserva).Il primo gruppo ha il rizoma che cresce orizzontalmente a grandi velocità, generando gruppi molto fitti a carattere invasivo.Sono presenti nelle zone temperate e comprendono i generi Phyllostachys e Pleioblastus. Il secondo gruppo ha rizomi con crescita più lenta e circolare, tipiche delle zone tropicali.I rizomi sono la parte sotterranea della pianta, ha la funzione di supporto e colonizzazione di nuovo terreno.La parte che emerge dal terreno è composta dal culmo o canna e dai rami, entrambe costituite da un sistema di nodi ed internodi tipici della pianta.Dai rami inoltre spuntano le foglie, lunghe e sottili variabili tra le varie specie.Per coltivare il bambù, possiamo scegliere di partire dal seme o direttamente dalla pianticella. Alcuni siti di settore evidenziano la difficoltà nel far germogliare il seme, e pertanto diversi coltivatori optano per la seconda opzione.Se scegli di partire dal seme, asciuga il seme al sole per un paio di ore, successivamente immergilo in acqua pulita per 12-18 ore per la riattivazione e infine piantalo in un vaso con terreno adatto .Le piantine nate possono essere immesse nel terreno dopo circa 3-4 mesi e non prima perchè sono molto delicate.I semi di bambù germogliano dopo circa 3 settimane e sviluppano i primi rizomi capaci di generare nuovi germoglio dopo un paio di mesi.Il nuovo germoglio che nasce dal rizoma ha lo stesso diametro della pianta matura perchè il bambù non cresce per larghezza ma solo per altezza.Non esiste un periodo migliore per l’impianto perchè dipende molto dal clima del luogo. Il momento migliore può variare dalla tarda primavera al principio d’autunno, evitando le basse temperature invernali.Il bambù non necessita di pesticidi e l’irrigazione è limitata solamente al primo anno di età e successivamente nei periodo di particolare siccità.Come avviare una coltivazione di bambù:Nella fase di avvio dell’impianto, sarà importante scegliere una specie con alti tassi di crescita, adattabili al clima temperato italiano e con un’alta qualità e dimensione del fusto prodotto. Infatti, esistono specie che crescono decine di metri e altre che non superano il decimetro.Attualmente, il bambù gigante presenta tutte le caratteristiche descritte e infatti è una delle specie più coltivate in Italia.Una volta scelta la specie da coltivare, il consiglio è quello di acquistare piantine di 4 mesi pronte per l’impianto in terreno. Utilizzare i semi può essere interessante ma la germogliatura non è garantita.Il terreno ideale per coltivare il bambù è un terreno fresco, leggero e ben drenato con ph variabile da leggermente acido, a neutro fino ad arrivare ad uno leggermente alcalino.Molto importante è avere un terreno coperto dai forti venti, non paludoso e con discreta esposizione solare.La densità d’impianto è molto importante per la corretta gestione e messa in produzione del bambuseto. Le piantine di bambù gigante vanno impiantate ad una distanza variabile tra un metro e 4 metri, a seconda della densità desiderata.Le cure sono limitate al primo anno, con pacciamatura del terreno, irrigazione nei periodo secchi ed eventuale concimatura che velocizza la crescita.I primi germogli che potranno essere raccolti e venduti arriveranno dopo 3-4 anni dalla messa a dimora del bambuseto e i primi culmi da raccogliere dopo circa 5 anni.Superata la fase iniziale, il bambuseto entra a regime e garantisce un buon reddito variabile a seconda della dimensione del terreno e dalla densità.Uno dei problemi maggiori per l’agricoltore è riuscire ad inserirsi in una filiera non consolidata come quella italiana. Per ovviare alla mancanza di una filiera il Consorzio Bambù Italia è nato per creare una filiera per gli agricoltori associati.In alternativa, è possibile contattare direttamente aziende che lavorano il materiale, contrattando prezzi direttamente con il cliente finale.I germogli freschi possono invece essere venduti ai commercianti stranieri o in alternativa presso mercati o vendita diretta. Il bambuseto deve essere ben diviso dalle altre colture, altrimenti si rischia i danni dovuti alla sua invasivitàAttenzione, la coltivazione di bambù non deve essere attività esclusiva dell’azienda agricola ma solamente come integrazione ad altre attività.Avviare una coltivazione di bambù in Italia è una pratica che avrà certamente un grande utilizzo nel prossimo futuro e si integra perfettamente in un’azienda agricola multi reddito, ideale per garantire la sostenibilità del progetto. Coltivare bambù, oltre che redditizio, è una forma di lotta sociale che si oppone all’uso indiscriminato delle risorse naturali.Uno sviluppo sostenibile è la sola via che possiamo intraprendere come società, e pertanto auspichiamo un utilizzo sempre maggiore del Bambù in Italia come alimento, come materiale di costruzione e tessile.






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